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Il maestoso ingresso dei Mercati di Traiano è posto ad un livello superiore, poiché la costruzione è addossata al colle del Quirinale e gli accessi dalla platea dei Fori Imperiali sono  stati ostruiti dalle costruzioni dei secoli se non addirittura dei millenni successivi.

Una ripida scala discende all'emiciclo, però il suo aspetto dimesso sembra a prima vista portare verso un oscuro sotterraneo.

Ma in fondo si vede la luce ed il visitatore ne è attratto, anche in mancanza di altre indicazioni.

 

 

 

 

 

 

L'antico accesso alla via Biberatica iniziava probabilmente da qui, ed è da qui che iniziamo la visita a Mediterraneum per quanto la scalinata di accesso sia dislocata in fondo, dietro l'angolo.

Sulla sinistra, purtroppo non visitabili, le tabernae ospitano la più importante collezione al mondo di anfore romane da trasporto. I bolli dei fabbricanti, dei commercianti e dei funzionari imperiali addetti ai rifornimenti, permetteranno il giorno che torneremo a provare interesse al nostro passato di ricostruire la fittissima trama dei rapporti umani attraverso il Mediterraneo: quello che una delle civiltà che vi nacquero e vi prosperarono chiamava semplicemente mare nostrum.

 

 

 

 

Sulla destra, la mostra Mediterraneum inizia con un tema solo apparentemente materiale: il mare come cibo e fonte di sostentamento, anche economico.

Delle tavole sono allestite all'interno della taberna: periodicamente verranno colmate di cibo proveniente dal mare e dalla terra, lavorato esclusivamente a misura d'uomo per offrirlo ai visitatori.

Si vuole che il loro ritorno all'alimento primigenio sia anche materiale, ed inneschi comunque, inoltre, quel risveglio culturale che tanto tarda a venire nella civiltà contemporanea.

 

 

 

 

 

Le tecniche usate da Oreste Baldini nella creazione delle sue opere sono molteplici.

Alcune ispirate alle arti classiche o popolari sviluppatesi intorno all'area mediterranea, altre assolutamente originali.

In questi piatti policromi sembra di cogliere una citazione di tante opere della civiltà greca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forse, ma non consciamente.

L'artista ha rispettato con scrupolo filologico le tecniche tradizionali oppure ha innovato senza remore.

Ha creato dalla sua mente oppure ha attinto nel passato per le sue ispirazioni,.

Ma non ha ricordi identificabili che gli confermino di avere ripreso qualche manufatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accanto alla raffigurazione pittorica, scultorea o attraverso qualunque altro mezzo espressivo, della icona del pesce e del suo percorso - anche simbolico - troviamo la potente rappresentazione della moltitudine dei pesci.

Anchessa riproposta con le tecniche più svariate, antiche o moderne che siano, filologiche o innovative.