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Le donne commercianti di pesce sono state a lungo al centro della commercializzazione degli sbarchi della pesca artigianale e quindi non solo fanno prosperare le proprie famiglie, ma contribuiscono notevolmente anche alla loro sicurezza alimentare, tanto a livello locale che nazionale. Sebbene a lungo ignorate dalla burocrazia e dai progetti di sviluppo, queste donne hanno affrontato con notevole creatività e tenacia i numerosi cambiamenti che il loro contesto sociale ed economico ha subito nel tempo. Il lavoro dell'Accademia della pesca artigianale in Senegal ha rivolto particolare attenzione alle loro esigenze al fine di rafforzare le loro capacità ad essere protagoniste piuttosto che vittime della catena di produzione del valore.

A causa del considerevole aumento dei problemi negli ultimi anni, negli incontri dell'Accademia è stata evocata la necessità di documentare le condizioni delle commercianti di pesce, con particolare attenzione a quelle con ridotte capacità finanziarie.

In collaborazione con l’Accademia della pesca artigianale, Mundus maris ha dunque accettato con gioia la richiesta per uno stage in Senegal. Mouhamadou Bamba N'diaye, studente di master in geografia presso l’Università di Nantes, avendo già svolto dei lavori di ricerca, nel corso dei suoi studi, è stato interessato a partecipare alla realizzazione di questo studio.

Si è dunque trattato di una buona occasione per poter combinare l’interesse delle donne e dello studente. L’accordo, della durata di sei mesi, da marzo ad agosto 2022, prevedeva di intervistare 50 donne commercianti di pesce rispettivamente a Yoff ed a Hann.

Dopo alcune ricerche su testi e dopo colloqui preparatori con le persone di riferimento nelle due località, le interviste con le commercianti sono state effettuate a Yoff in aprile ed a Hann in luglio. Abdoulaye Gueye and Marième Soda Seck a Yoff, e le donne a capo del Gruppo di Interesse Economico (GIE) PARASE, in particolare Khady Sarr and Maty Ngom, a Hann, sono state le persone di riferimento che hanno aiutato ad individuare i soggetti da intervistare.

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Nel villaggio di pesca tradizionale di Yoff, dalle risposte delle piccole commercianti sono emerse le seguenti problematiche:

  • Nonostante un lieve miglioramento, successivo al picco negativo del periodo della pandemia, le maggiori difficoltà evidenziate dalle donne sono rappresentate dalla difficoltà di ottenimento del pesce, materia prima del loro commercio, e dalla difficoltà di raggiungere la clientela. Queste difficoltà hanno causato un aumento spropositato del costo di una cassetta di sardinella, un piccolo pesce di superficie, base dell’alimentazione umana in Senegal ed in tutta la regione circostante. Il prezzo si aggira oggi sui 30mila Franchi CFA (circa 45 €), mentre la stessa cassetta sarebbe costata 1.000 franchi 20 anni orsono.
  • La mancanza, sulle spiagge ove viene sbarcato il pesce, delle minime infrastrutture di base e l’assenza di punti di vendita nelle vicinanze, così come la mancanza di ghiaccio e di contenitori frigoriferi sono la causa di perdita del prodotto e dei relativi ricavi di vendita. La mancanza di infrastrutture è altresì causa di problemi di salute, dato che costringe a vendere su banchetti sprovvisti di qualsiasi riparo.
  • A causa della mancanza di frigoriferi, l’irregolarità degli orari di rientro a terra delle piroghe crea ulteriori limiti poiché impedisce l’acquisto, dai ritardatari, di maggiori quantità di pesce quando sarebbero disponibili, ma quando è ormai troppo tardi per la vendita.I tempi di attesa, spesso lunghi, riducono la loro produttività e diminuiscono i loro guadagni giornalieri.
  • Da ultimo, ma non per questo meno importante, rimane da considerare la mancanza di possibilità di credito che, giacché il prodotto va quasi sempre pagato in contanti, limita il raggio di azione delle commercianti.
  • Soltanto la creatività delle stesse donne ha consentito loro di adottare qualche misura compensativa come l’associarsi in gruppi di risparmio capaci di dare supporto ai propri membri negli acquisti, e nel creare nicchie di mercato diverse quando c’è scarsità o costo eccessivo del pesce.

È dunque evidente che in mancanza di appropriati servizi pubblici e di infrastrutture, così come di un efficace piano di gestione delle risorse, le piccole commercianti sono il terminale che deve subire l’inesorabile distruzione originata dalle flotte industriali, spesso appartenenti a non trasparenti proprietà straniere.

La situazione di Hann è un po’ diversa grazie ad un più ampio gruppo di donne attive sulla spiaggia: oltre alle commercianti all’ingrosso di relativamente ampia capacità, ci sono quelle di media capacità, le piccole dettaglianti fino alle addette alla pulizia del pesce per i clienti che acquistano direttamente sulla spiaggia. Inoltre la maggior parte delle donne arruolate nell’inchiesta trattavano quantità di prodotto maggiori di quelle di Yoff, e quindi si consideravano piuttosto delle grossiste, con guadagni più consistenti, anche se non in termini di raddoppio. Infine, durante il periodo dell’inchiesta, i pescatori sbarcavano notevoli quantità di pesce di fondo di maggior valore e non gli abituali piccoli pesci di superficie.

Naturalmente, anche se le soluzioni dei problemi devono essere specifiche per ciascuno dei luoghi, tuttavia le difficoltà emerse a Hann sono simili a quelle di Yoff. Fra le più importanti vediamo:

  • Nei vari luoghi di lavoro delle donne una delle principali preoccupazioni era la mancanza di igiene, in particolare lo era per gli acquirenti della classe media che in futuro potrebbero tendere ad acquistare nei supermercati pesce trattato industrialmente invece di quello proveniente dalle catene de valore tradizionali.
  • Sembra che la costruzione di un grande magazzino frigorifero, sugli spazi originariamente occupati dalle donne commercianti, vada proprio in questa direzione. Le donne sono state fatte evacuare senza alcuna compensazione ed il complesso, in via di realizzazione, è protetto da un’alta recinzione.
  • Le donne sono state relegate in precari banchetti con improbabili protezioni dal sole, quando pure ne hanno una.
  • Uno dei problemi maggiori è la quasi totale mancanza di servizi igienici che costituisce un pesante aggravio delle condizioni di salute delle donne, soprattutto delle più povere che non hanno una casa nelle vicinanze.
  • Non c’è differenza tra Hann e Yoff per quanto riguarda la disponibilità di frigoriferi.
  • Un ulteriore grave problema è la mancanza di sicurezza sulle spiagge. Nonostante esse paghino 3.000 Franchi CFA al mese per la protezione dei loro magazzinetti sulla spiaggia, il furto della merce dai loro contenitori è un problema che si ripete continuamente.

Le donne si mettono insieme formando Gruppi di Interesse Economico (GIE) ed gruppi di risparmio, cercano di fronteggiare almeno alcuni di questi problemi con mezzi propri o con quelli delle loro famiglie. Cercano poi di portarli all’attenzione dei politici locali e di quelli nazionali, soprattutto nei periodo elettorali quando è più facile attirare la loro attenzione.

Comunque, senza una decisa azione delle istituzioni responsabili, le donne hanno davanti un incerto futuro, soprattutto perché la pesca industriale è intensa e non si intravede alcuna azione efficace da parte del governo e delle sue agenzie responsabili. Come le donne lamentano ripetutamente, la pesca industriale, spesso illegale, non censita e non regolata, è la minaccia maggiore per la intera catena della pesca artigianale.

Un resoconto personale, e la versione finale del rapporto del tirocinante, seguiranno non appena egli avrà sostenuto gli esami finali.

I tentativi di trasmettere i risultati dell’inchiesta, per la loro validazione da parte degli membri dell’Accademia e di quanti hanno partecipato alla ricerca, sono ‘letteralmente naufragati’ durante la stagione delle piogge, quando le case e le sale di riunione di ambedue i villaggi sono state inondate. Tenteremo comunque di organizzare le riunioni per la validazione in ottobre o novembre 2022, anche se dovremo fare a meno della presenza di Bamba N’diaye.

Per ora possiamo comunque dire che le donne sottoposte ad intensa pressione e corrono il rischio di essere vittime di politiche che non giocano a loro favore. Una precedente intervista a Khady Sarr, realizzata da Aliou Sall, vice presidente di Mundus maris in Senegal, aveva già testimoniato tutto ciò nel 2018. Aliou ha trovato lo stesso tipo di minacce nel contesto di alcuni lavori sul campo in Guinea durante il 2017.

In tutti questi posti le donne sono riuscite a trovare risposte creative che hanno loro consentito di guadagnarsi da vivere e di supportare le proprie famiglie tuttavia, in mancanza di politiche pubbliche più favorevoli, esse continueranno a perdere terreno sociale, economico e culturale.

Tutto ciò sottolinea l’urgenza dell’attuazione delle Direttive di sostegno alla pesca artigianale sostenibile (SSF Guidelines), già adottate dal Comitato per la pesca della FAO nel 2014.

Il nostro lavoro con l’Accademia della pesca artigianale è di ulteriore supporto. Questo è diventato più urgente che mai, soprattutto nell’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura (IYAFA2022), adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU.

Le foto sono di Mouhamadou Bamba N'diaye, testo di Cornelia E Nauen; traduzione italiana di Alberto Caratelli.


Esperienza personale durante lo stage

Lo stage di sei mesi con Mundus maris è stato, per me, molto proficuo, avendomi permesso di mettere in atto e di praticare le teorie apprese all’università e di scoprire il mondo professionale. Lo stage aveva tre obbiettivi di fondo: la ricerca documentale, gli studi sul campo e l’analisi dei risultati.

Prima dello stage non mi era ben chiaro il ruolo delle commercianti di pesce al dettaglio, pensavo che si trattasse di semplici operatrici nel mercato informale del pesce in Senegal. La partecipazione allo stage non mi ha semplicemente chiarito le idee generiche che avevo, ma mi ha fornito un’ampia conoscenza concreta delle condizioni di lavoro di queste commercianti al dettaglio.

Il tempo che ho speso sul campo con queste donne mi ha dato la misura della loro importanza nella creazione di valore aggiunto nel loro settore. È infatti soltanto grazie a loro che, dopo lo sbarco, le famiglie consumatrici riescono ad accedere all’acquisto del pesce. Entrando nel vivo della loro attività, ho anche potuto comprendere quali siano le difficoltà delle loro condizioni di lavoro, difficoltà che derivano dalla carenza di finanziamenti, di equipaggiamenti anche minimi, di infrastrutture e di condizioni igieniche nei posti di lavoro.

Peraltro, ho potuto svolgere il lavoro sul campo in un ambiente favorevole ed in un clima di grande simpatia grazie alla disponibilità con la quale le donne mi hanno accolto ed hanno risposto alle mie domande.

Durante lo stage, ho anche appreso che è necessario mantenersi vigili quando si pongono le domande, perché in Senegal non sempre si può ottenere una risposta valida ad una domanda. A volte una persona può rispondere con un proverbio wolof difficile da tradurre in francese, ma l'importante è interpretare correttamente il messaggio che la persona vuole trasmettere e conservare ciò che ci interessa.

Quando si fa un’inchiesta sul campo, sia attraverso un questionario che verbalmente, per facilitare il suo svolgimento è indispensabile la benedizione dei personaggi che sono considerati figure carismatiche al livello locale. Senza il loro supporto risulta estremamente difficile condurre l’inchiesta.

Ero preparato a tutto ciò già prima dello stage poi, durante il suo svolgimento, ho avuto conferma delle mie supposizioni. L’esperienza fatta nelle due spiagge è stata fantastica. Ho distribuito i miei questionari nei loro “ Mbaars” dove vendono il pesce, e sono stato accolto con piena disponibilità. Spesso le conversazioni esulavano dal tema dello studio, ma disponendo di tempo vi prendevo parte, salvo poi tornare sul questionario.

Questi “Mbaars” sono anche punti di incontro dove si riuniscono per mangiare o per prendere un thè, e non vi si radunano soltanto le commercianti, bensì anche i facchini ed i pescatori: a livello locale è dunque forte il legame sociale fra tutti gli operatori della filiera commerciale del pesce.

Posso infine affermare che questo stage ha costituito, per me, un’esperienza fantastica che ha confermato le mie aspettative e che oltre ad avermi permesso di affacciarmi al mondo della ricerca, ha rinforzato il mio desiderio di svolgere un lavoro nel mondo della pesca.

Testo et foto di Mouhamadou Bamba N'diaye, traduzione italiana di Alberto Caratelli.