Dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, l’Accademia della pesca artigianale in Ghana ha tenuto il suo secondo workshop dedicato a incontri di dialogo comunitario a sostegno della gestione condivisa (co-gestione). In questa occasione, i partecipanti all’iniziativa si sono riuniti a Elmina, nella Regione Centrale, nell’ambito della collaborazione tra Mundus maris e la Canoe and Fishing Gear Owners Association of Ghana (CaFGOAG).
Sette formatori nazionali, 20 formatori regionali (cinque per ogni regione, incluso un funzionario della Commissione per la Pesca in ciascun gruppo) e un rappresentante del Ministero della Pesca e dell’Acquacoltura (MoFAD), insieme al team di Mundus maris e al coordinatore della CaFGOAG, hanno tratto insegnamenti dalle esperienze maturate durante i primi due o tre dialoghi comunitari in otto villaggi pilota. Due ricercatori, uno proveniente dall’Università di Berna (Svizzera) e l’altro dall’Università di Cape Coast, hanno partecipato ai primi due giorni del workshop.
Le prime discussioni di gruppo hanno coinvolto facilitatori provenienti da diverse regioni, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento tra pari. La domanda di partenza è stata: cosa è cambiato nelle comunità negli ultimi due-cinque anni?

Discussioni approfondite in piccoli gruppi, con partecipanti provenienti da diverse regioni, per favorire l’apprendimento tra pari
Tra le osservazioni più ricorrenti spiccavano la riduzione delle risorse, la cattura di ingenti quantità di esemplari prematuri, il crescente ricorso ad attività illegali, la scarsa applicazione delle norme e la perdita, da parte delle «Queen Fishmonger» – le *Konkohemaa*, figura femminile di maggior potere all’interno della comunità – della loro capacità di determinare i prezzi.
La domanda successiva è stata: «Cosa sapete della nuova legge sulla pesca e l’acquacoltura?». Le conversazioni si sono fatte piuttosto animate, con i partecipanti che hanno messo in luce – spesso in modo molto dettagliato – gli aspetti che riguardavano più direttamente la loro professione. Tra i punti sollevati figurano: l’estensione della zona di esclusione delle navi industriali da 6 a 12 miglia nautiche, l’inasprimento dei requisiti per l’ottenimento delle licenze in tutte le categorie professionali, il divieto di catturare esemplari prematuri, l’aumento delle sanzioni per la pesca illegale o altre violazioni di legge, l’istituzione di comitati centrali di cogestione – competenti in materia di conoscenze scientifiche, gestionali e tradizionali – e la creazione di un fondo speciale per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura.
Le domande successive sono state: «Quali sono le differenze tra la legge e la bozza di regolamento volta a rendere operativa tale legge?» e «Quali sono i diritti e le responsabilità dei diversi gruppi di attori, dai proprietari di canoe e dai capi pescatori, passando per gli addetti alla lavorazione e i commercianti di prodotti ittici, fino ai nostromi e agli equipaggi?». Tali interrogativi hanno dato luogo a un confronto e a valutazioni più approfonditi all’interno dei gruppi interregionali.

Group listening attentively to the next question
La domanda successiva era rivolta a gruppi di operatori della stessa regione: «Quali sono le norme attualmente in vigore, basate su pratiche tradizionali o su precedenti regolamentazioni nazionali?»
Nella regione del Volta, ad esempio, una delle regole prevedeva il divieto di pesca la domenica. La cattura delle tartarughe marine era un tabù, poiché esse sono considerate un totem. Allo stesso modo, era vietato catturare i delfini; la violazione di tali norme comportava delle punizioni. Ogni anno, un festival offriva l’occasione per celebrare la stagione trascorsa e offrire sacrifici al dio del mare, invocando un abbondante pescato per il periodo successivo.
Alcuni gruppi hanno inoltre osservato che le previsioni meteorologiche sono migliorate, contribuendo a ridurre il numero di incidenti in mare.
Le donne hanno riferito che è stato offerto un programma di formazione su come lavarsi le mani e maneggiare il pesce nelle migliori condizioni igieniche; in particolare, è stato indicato di non deporre il pescato di piccoli pelagici marini sulla sabbia, una pratica che veniva spesso adottata per far defluire l’acqua più rapidamente prima dell’essiccazione e dell’affumicatura.
La pesca con la dinamite e quella con l’ausilio di luci erano già state vietate, ma far rispettare tali divieti non era facile.

Raccogliere tutte le risposte alle questioni discusse nei gruppi
Il concetto chiave emerso anche nella seconda giornata è che le politiche non provengono sempre e solo dal governo centrale. La gestione condivisa, così come prevista dalla legge, incoraggia lo sviluppo di norme adattate al contesto locale e la trasmissione delle problematiche locali – attraverso i livelli regionali fino a quello nazionale – favorendo al contempo la ricezione di direttive provenienti dal livello centrale. Un esempio in tal senso è il Comitato scientifico di gestione condivisa per i piccoli pelagici (Small-Pelagics Scientific Co-Management Committee), il cui ruolo dovrebbe contribuire ad allentare le pressioni che gravano sul capo dei pescatori e sul Comitato di controllo presso il punto di sbarco (Landing Beach Enforcement Committee).

Il cerchio del mattino del secondo giorno, dedicato a riepilogare i risultati del primo giorno e a definire l’impostazione del lavoro della giornata
I lavori di gruppo, suddivisi per regione, si sono concentrati su ciò che ha funzionato bene nei dialoghi comunitari, su ciò che finora non ha dato i risultati sperati e su cosa i facilitatori intendono modificare nei prossimi incontri. Partendo da riflessioni individuali, la fase successiva ha previsto un confronto tra i partecipanti, finalizzato a definire linee guida per incontri produttivi e orientati all’azione.

Discussione di gruppo della Regione Centrale
Tra gli insegnamenti tratti vi sono:
- la programmazione degli incontri di dialogo deve essere compatibile con le disponibilità dei membri chiave di ciascun gruppo professionale;
- l’invito deve avere un tono cordiale e illustrare lo scopo dell’incontro, ponendo l’accento sulla promozione di azioni concrete;
- non sono previste indennità di partecipazione, ma è opportuno offrire un rinfresco;
- è necessario garantire la presenza dei membri chiave e assicurarsi che ognuno di loro prenda la parola;
- occorre utilizzare strumenti di visualizzazione per far sì che tutte le idee vengano raccolte;
- i risultati devono essere documentati e condivisi, così da favorire un miglioramento graduale.
La giornata si è conclusa con un riepilogo degli aspetti fondamentali per una riunione ben pianificata e per la relativa documentazione, utile a condividere le esperienze con l’intero gruppo. Il resoconto dovrebbe iniziare con l’indicazione del villaggio, della regione, del facilitatore principale, della data, dell’orario, del luogo e dell’ordine del giorno, includendo inoltre i risultati chiave. L’ideale sarebbe corredare il resoconto con foto e video, così da rendere gli scambi quanto più vivaci ed istruttivi possibile.

Un frenetico spot radiofonico che spiega la pesca IUU (illegale, non dichiarata e non regolamentata) e intervista un pescatore che usava la dinamite per ottenere catture facili.
La terza giornata è iniziata con un lavoro approfondito sulla definizione dell’ordine del giorno per un incontro di dialogo nel villaggio immaginario di Keeta e sulle modalità di ripartizione dei ruoli all’interno delle riunioni comunitarie, al fine di garantire un coinvolgimento attivo. I partecipanti all’Accademia sono stati invitati a prendere appunti sui quaderni ricevuti il primo giorno e a utilizzare le pagine dedicate alla progettazione, che presentano pittogrammi relativi al metodo in 10 fasi per organizzare un incontro produttivo.
Il momento clou della giornata si è verificato nel pomeriggio, quando sono stati formati sei gruppi, composti in modo casuale; ciascun gruppo ha scelto un metodo per esercitarsi a variare l’introduzione di un incontro.
Le metodologie adottate per affrontare la cogestione, con le relative sfide e opportunità, hanno preso in esame sia le questioni più «ordinarie» sia quelle indesiderabili che, pur essendo parte della realtà vissuta all’interno delle comunità, dovevano comunque essere sollevate in modo appropriato.

Accusate di sbarcare esemplari prematuri e di venderli, nonostante lo slogan delle donne della NAFPTA sia: «NAFPTA, diciamo no al pesce sbagliato!»
Le modalità suggerite per introdurre questi argomenti erano:
- gioco di ruolo
- trasmissione radiofonica
- teatro
- attività drammaturgica
- proverbi e storie
- creazione di una canzone
Il tempo a disposizione per ideare una performance è stato piuttosto breve, ma sufficiente a rivelare un notevole talento nel padroneggiare diverse forme espressive e nel coinvolgere il resto del gruppo, seduto in cerchio a osservare e a divertirsi enormemente, dato che l’energia di ciascun gruppo si trasmetteva in modo contagioso agli altri.

Il gruppo incaricato di creare un brano ha lavorato così bene che il testo è stato scelto come inno dell’Accademia! Congratulazioni!
La quarta giornata, alla presenza del Direttore Regionale della Commissione per la Pesca, il signor Dovlo, è stata dedicata alla revisione e all’adeguamento del piano annuale per ciascuna comunità. Qual è la visione che guida l’azione? Una visione a un anno potrebbe essere quella di una spiaggia pulita e ricca di palme da cocco. Una visione a più lungo termine potrebbe invece prevedere un raccolto abbondante proveniente da una risorsa sana; che tutti i bambini vadano a scuola e che nel villaggio siano disponibili servizi sanitari di base. Tutto ciò è fonte di ispirazione per un impegno costante, ma non può essere realizzato nell’arco di un solo anno.
I facilitatori hanno quindi discusso le modalità per passare da 8 a 20 comunità pilota nelle quattro regioni costiere, in linea con le capacità esistenti. Sono state valutate diverse soluzioni per garantire un utilizzo più efficace del tempo a disposizione degli attuali facilitatori, grazie a una migliore pianificazione. Una ripartizione oculata delle responsabilità e delle attività tra il livello regionale e i facilitatori rappresenta un valido approccio per evitare che il carico di lavoro diventi eccessivo per chiunque. È stato concordato di tenere riunioni mensili periodiche e di organizzare la successiva sessione dell’Accademia nel gennaio 2027. È emerso inoltre un consenso sulla necessità di incrementare la presenza femminile, sia all’interno dei team che come protagoniste nei dialoghi comunitari.

Il signor Dovlo, direttore regionale della Commissione per la pesca, ha consegnato il kit di facilitazione a Mary Amoaful, facilitatrice regionale per la Regione Centrale.
In chiusura, il signor Dovlo ha riconosciuto l’ottimo lavoro svolto finora e ha promesso che non solo sosterrà le attività dell’Accademia nella Regione Centrale, ma parlerà anche con i suoi colleghi direttori di altre regioni costiere affinché facciano altrettanto.
Nel suo intervento conclusivo, Cornelia E. Nauen di Mundus maris ha ringraziato tutti i partecipanti per il loro grande impegno, in particolare Maria Fernanda Arraes Treffner, nel suo ruolo di facilitatrice principale, per aver dato vita allo spirito dell’Accademia. Ha espresso la certezza che i dialoghi all’interno della comunità continueranno a rafforzare le capacità di cogestione, auspicando l’attuazione del piano di attività concordato a tal fine. Ha inoltre manifestato l’intenzione – condivisa con il CaFGOAG – di coinvolgere ufficialmente nella partnership anche la National Fish Processors and Traders Association (NAFPTA).
Kenneth Arthur, di CaFGOAG, ha espresso soddisfazione per il workshop e fiducia nel fatto che l’ottimo lavoro dei facilitatori stia aprendo la strada a una gestione condivisa nella pratica. Ha inoltre sollecitato un utilizzo efficace dei materiali di facilitazione forniti e un incremento della rendicontazione periodica, al fine di consentire un apprendimento sistematico tra pari.
Il Direttore regionale ha quindi consegnato a ciascuno dei facilitatori regionali i kit «Mundus maris» contenenti il materiale di base – ovvero blocchi per lavagna a fogli mobili, pennarelli, nastro adesivo di carta e il documento di sintesi (policy brief) sul primo workshop dell’Accademia, già presentato durante il vertice sulla pesca su piccola scala (SSF Summit) presso la sede della FAO all’inizio di settembre.
Con questo e con la foto di gruppo finale, i facilitatori regionali sono stati congedati e hanno potuto fare ritorno, mentre i facilitatori nazionali e i coordinatori sono rimasti insieme per una valutazione conclusiva e per concordare le fasi di sviluppo successive.
Attualmente, ogni sforzo è volto a consolidare i dialoghi all’interno delle comunità e ad estendere sistematicamente l’iniziativa – passo dopo passo – alle ulteriori comunità concordate, coinvolgendo al contempo un maggior numero di donne e nuovi partner. La SSF Academy in Ghana è partita!
Il comunicato stampa è disponibile qui. Altri contributi mediatici, tra cui quelli di JoyTV e di altre testate, sono stati pubblicati sui nostri canali social. Vedi anche

Foto di gruppo dei partecipanti al secondo workshop dell’Accademia della pesca artigianale a Elmina, in Ghana

Sbarco del pescato dalle canoe nel porto di Elmina, al mattino.
Testo e fotos di Cornelia E Nauen.
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